Che cos’è un libro? Forse uno dei maggiori “anacronismi” del nostro tempo. Un tempo che abbatte i tempi eppure lascia sempre meno tempo. Un tempo in cui è sempre più facile l’accesso alla conoscenza eppure pare sempre più difficile pensare che le nuove generazioni raggiungeranno la stesso livello culturale – oltre che, come si ripete ormai da anni, lo stesso tenore di vita – dei loro padri. Un tempo che tende ad azzerare ogni funzionale supporto materiale per la cultura, eppure è avido di riproporre, dopo averlo superato tecnologicamente, ciascuno di questi supporti. Così oggi vanno tutti pazzi per i vecchi vinili, per i film in super 8 – alla fine del primo decennio del nuovo millennio le grandi biennali d’arte contemporanea cominciano a pullulare di un tale medium –, mentre si moltiplicano anche i libri d’artista, ultimo anello di un’eredità che germina almeno dalle avanguardie storiche e, passando dal movimento lettrista di Isidore Isou e quindi dalla poesia visiva e dall’arte concettuale degli anni sessanta – fatte salve le analogie e le differenze di queste ultime due tendenze più o meno coetanee e più o meno figlie degli stessi genitori, eppure, proprio come due fratelli, talvolta davvero su binari divergenti -, arriva fino ai giorni nostri, allorché il libro d’artista – che pure non disdegna, non secondariamente per esigenze di risparmio economico più che ecologico, la nuova soluzione dell’ebook – si contamina felicemente, spesso e volentieri, con l’opera d’arte che adopera il libro come readymade.

Franco Cipriano, Pier Paolo Patti e Ciro Vitale sono tre uomini costantemente lacerati tra senso e dissenso – che guarda caso sono due dei, se non i due principali, motivi per i quali si scrive o si legge un libro; tra radici ed errare – sono tre scafatesi che amano e ben conoscono il loro territorio, ma anche tre cittadini che, in questo ed in altri momenti passati, sono fisicamente più lontani che vicini da Scafati – e last but not least – tra le tante affinità che si potrebbero ancora enumerare – sono tre artisti che hanno lavorato in tempi più o meno recenti sulla nozione visiva di libro, ciascuno a suo modo ma anche entro relativamente casuali convergenze. Ecco perché la ricomposizione triadica delle loro opere porta inevitabilmente ad un Trittico del dis/senso!

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